Nelle cartine Casteldelci, un piccolo borgo con meno di 400 abitanti a 650 metri di quota, è un puntino alla fine della Valmarecchia, in provincia di Rimini, appoggiato sull’Appennino tosco-romagnolo nel punto preciso in cui tre regioni, Emilia-Romagna, Marche e Toscana, arrivano quasi a toccarsi.
Fino al 2009 era ancora in provincia di Pesaro-Urbino, nelle Marche; poi un referendum tra la popolazione locale lo ha spostato, con altri comuni limitrofi, in Romagna, ma il carattere del posto non ha cambiato niente. È ancora un luogo di frontiera, culturalmente stratificato, lontano da qualsiasi direttrice turistica principale.
Pillole di storia
La storia del borgo è strettamente legata alla sua posizione strategica tra Marche, Umbria e Toscana, rendendolo un punto di incontro di culture e commerci. Le strade acciottolate e le antiche mura raccontano storie di un tempo in cui il borgo era un importante centro difensivo.
Situato sul torrente Senatello, affluente del Marecchia, il borgo esiste con questo nome fin da una bolla papale del XII secolo — Castrum Illicis, il castello dell’elce, dall’ilex ovvero il leccio.
Nel borgo, le strade acciottolate e una torre medievale raccontano una storia che ha attraversato i Montefeltro, Cesare Borgia, Lorenzo de Medici e i duchi d’Urbino prima di arrivare qui, nel silenzio dell’Appennino.
Dante, Uguccione e la dedica dell’Inferno
La storia più bella che Casteldelci racconta riguarda Uguccione della Faggiola, nato qui intorno al 1250 secondo la tradizione locale; capitano di ventura, podestà di Arezzo, Pisa e Lucca, vicario imperiale a Genova, era un uomo di potere del Medioevo italiano, abbastanza importante da ospitare nel suo castello sul Monte Faggiola un ospite illustre durante il suo esilio: Dante Alighieri.
Il legame tra Dante e Uguccione non è marginale; Boccaccio riporta che fu proprio Uguccione a ricevere dall’Alighieri il testo autografo dell’Inferno in dedica. Alcuni storici e critici letterari leggono nella figura del misterioso “Veltro” del Canto I dell’Inferno — l’animale capace di salvare l’Italia — un riferimento diretto a Uguccione della Faggiola. Non c’è certezza, ma l’ipotesi è abbastanza solida da essere presa sul serio. Camminare per Casteldelci sapendo questo cambia il modo in cui si guarda il borgo.
Cosa vedere nel borgo
La Torre Campanaria nel centro storico risale al 1100 ed è l’unica delle tre torri difensive originali rimasta intatta. Alta, in pietra, riconvertita nei secoli in campanile senza perdere la sua forma militare. Intorno, il Palazzo Comunale del XII secolo, la Chiesa di San Martino del 1700, Casa Mastini del 1600 oggi struttura ricettiva.
La Casa Museo, inaugurata nel 2000 in un’antica abitazione del centro storico, raccoglie testimonianze archeologiche che vanno dalla preistoria al Rinascimento — manufatti litici, reperti ceramici, monete, oggetti in bronzo.
Una sezione è dedicata alla Strage di Fragheto del 7 aprile 1944, quando le truppe tedesche trucidarono 33 civili della frazione — in maggioranza anziani, donne e bambini — come rappresaglia per aver ospitato un gruppo di partigiani. Una delle pagine più buie dell’Appennino romagnolo durante l’occupazione.
Il Ponte Vecchio Medievale si trova all’ingresso del borgo, subito dopo la frazione Giardiniera, il punto in cui la strada comincia a salire verso il centro storico.
I geositi: rocce vecchie di milioni di anni
Quello che distingue Casteldelci da molti altri borghi appenninici è il territorio geologico circostante.

Le montagne intorno mostrano stratificazioni marnoso-arenacee del Miocene, rocce che hanno decine di milioni di anni, depositate quando qui c’era il fondo del mare, emerse e scolpite dall’erosione nel corso di ere geologiche.
I due geositi principali sono i Denti di Sega sul Monte Faggiola — lastre di arenaria che spuntano dal suolo in file parallele, come denti appunto, in una formazione che sembra difficile da credere naturale — e le Ripe del Tesoro, una parete di roccia marnoso-arenacea sulla sinistra del torrente Senatello visibile già salendo verso il borgo dal versante romagnolo.
Sentieri, Ecopark e mountain bike
Casteldelci è conosciuto in ambito outdoor come “mare verde” dell’Appennino, una rete di sentieri e mulattiere che attraversano boschi, pascoli e crinali, percorribili a piedi, in mountain bike o a cavallo.
L’Ecopark, nei pressi del borgo, include percorsi tematici e storici nel verde, con possibilità di noleggiare e-bike per esplorare il territorio senza affaticarsi troppo.
È un punto di partenza comodo per chi vuole una giornata di natura organizzata ma non eccessivamente strutturata.
Le frazioni del comune offrono ulteriori spunti: Senatello è un piccolo borgo medievale nella parte più interna, Chrisomilia a nord ha alcune delle spiagge più belle del territorio fluviale, Monterotondo custodisce ancora la casa di Nicola Gambetti, guaritore ottocentesco chiamato persino dalla regina Margherita di Savoia, secondo la tradizione locale.
Eventi e tradizioni
Il piccolo paese romagnolo è noto per il suo calendario di eventi tradizionali che celebrano la cultura locale e le stagioni; tra gli appuntamenti più attesi ci sono La Festa della Castagna ogni autunno, quando il borgo si anima con stand gastronomici dedicati alle specialità a base di castagne, accompagnati da musica e danze popolari; la Rievocazioni Storiche Medievali, durante l’estate, un’occasione per il borgo di trasformarsi in un palcoscenico vivente con costumi d’epoca, tornei e spettacoli teatrali e La Notte delle Stelle, un evento estivo dedicato all’osservazione delle stelle con telescopi e racconti mitologici sotto il cielo limpido dell’Appennino.
Casteldelci custodisce anche tradizioni uniche come la preparazione del pane cotto nei forni a legna comunali e la lavorazione artigianale della lana.