Tra i dolci profili dei Colli Euganei esiste un luogo che profuma di italianità. Distante pochi chilometri dai rinomati centri termali di Abano e Montegrotto Terme, Arquà Petrarca non è soltanto uno dei borghi medievali più affascinanti del Veneto, ma – come suggerisce il nome – è anche il rifugio scelto da Francesco Petrarca per la sua vecchiaia.
Arquà Petrarca si sviluppa in salita, con un centro storico diviso tra parte bassa e parte alta; lungo le sue stradine si alternano case in pietra, cortili nascosti, insegne di osterie e botteghe che vendono prodotti locali, soprattutto a base di giuggiole, il frutto simbolo del paese.
Passeggiare tra le sue vie acciottolate significa immergersi in un’atmosfera sospesa tra storia, arte e poesia, dove ogni edificio racconta una vicenda secolare e ogni scorcio sembra uscito dalle pagine di un libro.
Non sorprende che il borgo, in provincia di Padova, abbia ottenuto il prestigioso riconoscimento di Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, simbolo di eccellenza turistica e valorizzazione del patrimonio culturale.
Un borgo medievale tra arte, storia e architettura
Il cuore di Arquà Petrarca è piazza Roma, il centro nevralgico di un borgo che ha conservato quasi intatto il proprio impianto medievale. Qui si affacciano eleganti edifici storici come il quattrocentesco Palazzo Contarini, poi passato alle famiglie Naccari e Marolla, raffinato esempio di gotico veneziano, e un altro palazzo risalente al XIV secolo che contribuisce a definire il fascino della piazza.
A dominare lo scenario è la chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta, con il campanile e la facciata in stile romanico, le cui origini risalgono a poco dopo l’anno Mille.
Nel corso dei secoli l’edificio è stato ampliato e arricchito da un importante complesso pittorico che testimonia il passaggio dal gusto bizantino alle influenze di Giotto. Tra le opere custodite al suo interno spicca la celebre tela dell’Assunta, frutto dell’estro di Palma il Giovane.
Sul sagrato della chiesa si trova uno dei luoghi più simbolici del borgo: l’arca funeraria in marmo rosso di Verona che custodisce le spoglie di Francesco Petrarca. Eretta nel 1380 e ispirata agli antichi sarcofagi romani, rappresenta ancora oggi una meta di pellegrinaggio culturale per studiosi e appassionati di letteratura.
Scendendo lungo la strada che conduce verso la parte bassa del paese si incontra la suggestiva fontana del Petrarca, dotata di antichi lavatoi. La tradizione attribuisce la sua costruzione al poeta, anche se gli studiosi ne collocano la realizzazione nel Duecento.
Francesco Petrarca e Arquà
Il nome stesso di Arquà Petrarca testimonia il profondo legame tra il borgo e uno dei più grandi protagonisti della letteratura italiana. Fu qui che il poeta aretino scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua esistenza, immerso nella quiete della campagna euganea e lontano dalle corti e dalle città che avevano segnato gran parte della sua vita.
La Casa del Petrarca è una delle attrazioni più visitate del paese; sebbene abbia subito modifiche nel corso dei secoli, conserva ancora la fisionomia che richiama il periodo trecentesco. La struttura originaria risaliva infatti al Duecento e fu lo stesso Petrarca a dirigerne i lavori di restauro dal 1369, quando l’edificio gli venne donato da Francesco il Vecchio da Carrara, signore di Padova.
La casa era composta da due corpi separati da un dislivello di circa tre metri e mezzo. Il poeta ne modificò l’assetto aprendo nuove finestre sulla facciata e trasformandola in un’unica residenza articolata in due unità abitative. Il piano superiore dell’edificio posto sul versante sinistro fu destinato a lui e alla sua famiglia, mentre l’edificio collocato più in alto, sul lato destro, venne riservato alla servitù e ai servizi e ospitava anche l’ingresso principale.
Petrarca dedicò particolare attenzione anche al proprio studio, al giardino e all’orto che circondavano la casa, luoghi nei quali amava trascorrere le giornate tra letture, scrittura e contemplazione del paesaggio. Ancora oggi il visitatore può ammirare lo studiolo in cui il poeta morì nel 1374, insieme a una sedia e a una libreria ritenute molto probabilmente originali. Non meno curiosa è la nicchia che custodisce la celebre mummia della gatta, che la tradizione vuole appartenuta proprio al poeta.
Dopo la morte di poeta, la dimora e la sua preziosa biblioteca passarono in eredità al genero Francescuolo da Brossura. Nel Cinquecento la proprietà fu acquistata dal nobile padovano Pietro Paolo Valdezocco, che apportò importanti modifiche architettoniche. A questo periodo risalgono la loggetta rinascimentale a due archi, la scala esterna e soprattutto gli affreschi e le decorazioni a tempera che illustrano scene tratte dalle opere più celebri del poeta, tra cui il Canzoniere, i Trionfi e l’Africa. Nei secoli successivi la casa attraversò anche periodi di abbandono e degrado, pur continuando ad attirare illustri visitatori come Vittorio Alfieri e Ugo Foscolo. La dimora fu infine donata nel 1875 dal cardinale Pietro Silvestri al Comune di Padova, conl’esplicitaclausola che nessuno potesse più abitarvi.
L’aspetto attuale della Casa del Petrarca è il risultato dei restauri eseguiti tra il 1919 e il 1923 dal Comune di Padova in collaborazione con la Soprintendenza ai Monumenti, interventi che consentirono di recuperare l’ingresso originario e di ricostruire le caratteristiche finestre gotiche.
Visitare oggi Arquà Petrarca significa, quindi, non soltanto scoprire uno dei borghi medievali meglio conservati del Veneto, ma anche entrare in contatto con i luoghi, gli oggetti e i paesaggi che accompagnarono gli ultimi anni di vita di un genio della letteratura.
I dintorni di Arquà Petrarca
Nei dintorni di Arquà, a pochi chilometri, il paesaggio dei Colli Euganei cambia ancora. Il Giardino di Valsanzibio, parte del complesso di Villa Barbarigo, è uno degli esempi più completi di giardino barocco europeo.
Realizzato tra il 1665 e il 1696, è un grande giardino d’acque in piena funzionalità, con oltre 60 statue in pietra d’Istria, sculture minori, fontane, ruscelli, cascate, peschiere e laghetti distribuiti su più di 10 ettari.

Al suo interno il percorso ha un forte valore simbolico e include un labirinto di bosso, la Grotta dell’Eremita, l’Isola dei Conigli e il Monumento al Tempo. Il giardino ha ricevuto premi nazionali e riconoscimenti europei.
Sempre nel territorio comunale, nella Villa Centanin di Arquà Petrarca, ha sede la Fondazione Musicale Masiero e Centanin. Istituita nel 1997 per volontà testamentaria di Giulia Centanin, ospita una mostra permanente di 25 pianoforti storici del XVIII e XIX secolo, a coda, a tavolo, verticali e con forme meno consuete. Accanto ai grandi costruttori tedeschi, inglesi e francesi compaiono anche firme venete.
La produzione di giuggiole
Il borgo è noto per la produzione di giuggiole, piccoli frutti che qui trovano un microclima particolarmente favorevole: maturano dall’inizio dell’estate all’autunno e diventano brunastre, con polpa dolce quasi mielata.
Nei primi due weekend di ottobre il paese celebra la sagra della Giuggiola, ma in tutte le stagioni è possibile assaggiare liquori e preparazioni a base di questo frutto, compreso il famoso “brodo di giuggiole” proposto in alcuni bar anche come alternativa nei cocktail. In tavola si trovano anche olio extravergine dei Colli Euganei, salumi locali e vini della zona.