È appena stata inaugurata la nuova realtà di Moncalisse, firmata dall’architetto altoatesino David Stuflesser insieme alla socia Nadia Moroder. La struttura si staglia con un bianco luminoso tra i vigneti, fondendosi al contempo con il paesaggio in modo naturale e riprendendone le linee sinuose. Un progetto nato da un approccio sensibile e fortemente orientato alla sostenibilità ambientale, che diventa il nuovo punto di partenza per un’esperienza immersiva nel territorio del Trentodoc.
Un’architettura che si lascia ispirare dalle curve fluide che disegnano i vigneti della proprietà e la natura stessa, il concetto architettonico, trovando la sua genesi nella cultura e nell’identità del luogo. Le forme circolari si riflettono nei contorni della collina, nei profili dei muretti a secco, fino a ricongiungersi con le antiche “Coppelle“: incisioni rupestri risalenti all’età del Bronzo e del Ferro rinvenute proprio tra i filari, testimoni del fascino mistico che questo luogo possiede da millenni.
“Abbiamo cercato di trasformare l’elemento primordiale dell’architettura – il muro – in un elemento del paesaggio, facendolo fluttuare fino a farlo diventare un edificio”, spiega l’architetto David Stuflesser.
Il logo di Moncalisse ha infatti ripreso l’estetica circolare partendo dalla pianta della struttura vista dall’alto. Disegna così una doppia forma simmetrica: la “M” di Moncalisse e, contemporaneamente, l’intreccio e l’unione indissolubile delle due fondatrici, le sorelle Julia e Karoline Walch.
La cantina
Il viaggio tra esterno e interno prosegue nel sottosuolo. All’interno della struttura ipogea, le linee delle pareti giocano con i contrasti tra luce e ombra, regalando all’ambiente volume, profondità e un’atmosfera teatrale. La barricaia, con le sue altezze maestose di 11m, evoca una solennità quasi mistica, simile a una cattedrale laica in cui la bellezza formale si sposa con la funzionalità tecnica.

Julia e Karoline Walch
“L’architettura si sviluppa attraverso un dialogo tra due mondi: quello nascosto e silenzioso della struttura ipogea, dove avvengono i processi produttivi, e quello visibile e aperto della parte emergente, pensata per accogliere il pubblico e raccontare l’identità di Moncalisse. Origine e ambizione, precisione e profondità, passato e futuro segnano questo progetto”, osservano Julia e Karoline Walch.
La scelta di collocare la maggior parte dei volumi nel sottosuolo consente infatti di sfruttare la temperatura naturale del terreno (circa 13°C), garantendo le condizioni termiche costanti richieste dai lunghi affinamenti del Metodo Classico. In questo spazio nascosto, anche la lavorazione delle uve rispetta l’architettura: la vinificazione avviene interamente per gravità, un principio che tutela la materia prima con estrema delicatezza per garantire i massimi standard qualitativi.

Particolare attenzione è stata dedicata alla scelta materica e cromatica, dove il bianco e il rosso guidano il progetto in un omaggio visivo al contesto locale. Le superfici in calcestruzzo rosso-marrone con inserti di porfido bocciardato richiamano direttamente il terreno; l’involucro esterno, caratterizzato da un intonaco bianco grezzo, evoca la purezza della forma astratta e le rocce sedimentarie calcaree stratificate della zona evocando la lucentezza delle “perle bianche”, le bollicine.
Dalla profondità della terra l’esperienza risale poi in superficie, per aprirsi su una splendida terrazza panoramica rivolta a sud: un invito alla sosta e alla contemplazione del paesaggio vitato, dove l’ospitalità di Moncalisse si mostra a cielo aperto.
La nuova realtà dedica una cura assoluta all’enoturismo, concepito come un’esperienza strutturata che guida il visitatore alla scoperta dell’architettura, del terroir e della filosofia di Moncalisse.
“Con l’apertura della struttura puntiamo a dare un ulteriore slancio a Moncalisse, una realtà giovane ma determinata a lasciare un segno nel prestigioso scenario del Trentodoc. Nasce un vero luogo d’esperienza dove poter toccare con mano la filiera del vino a partire dalla terra. La tenuta si propone come uno spazio di conoscenza aperto alle visite e alle degustazioni abbinate alle specialità locali, con il chiaro obiettivo di valorizzare gli aspetti unici e distintivi della nostra terra”, affermano le sorelle Julia e Karoline.
Anche il contesto nel quale sorge l’edificio è fortemente identitario, a partire dalla sua collocazione geografica a 600 metri di altitudine, alle pendici del Monte Calisio, un’area di importante rilievo geologico e storico a nord-est di Trento. I dodici ettari di vigneti d’altura beneficiano di un microclima alpino fresco e ventilato, ideale per lo Chardonnay e il Pinot Nero: un terroir ideale per dare vita a bollicine d’eccellenza. Il cuore della proprietà è costituito da una “parcella nobile” di un ettaro, caratterizzata da vecchie viti di Chardonnay, dove la biodiversità viene tutelata secondo i più rigidi principi di sostenibilità.
La sostenibilità
Moncalisse pone grande attenzione alla salvaguardia della biodiversità per migliorare la salute del suolo e la sua fertilità attraverso i microrganismi, il supporto ai servizi ecosistemici come l’impollinazione, e la vocazione alla sostenibilità che parte dalla conservazione dei muretti a secco e delle siepi, habitat naturali degli animali. La semina delle leguminose, a sua volta, mantiene e promuove la ricchezza del suolo, aumentando allo stesso tempo lo spazio per le radici e consentendo così una crescita più rapida e in profondità. L’utilizzo di compost nei vigneti migliora altresì il contenuto di humus nel terreno e stimola l’attività microbiologica del suolo.
Grazie all’inerbimento, anche le viti ricevono più nutrimento: i minerali e il conseguente contenuto di azoto garantiscono uno sviluppo sano della pianta. I vigneti vengono regolarmente pacciamati a filari alternati per consentire la fertilità del suolo a lungo termine mentre la rullatura, o sfalcio alternato dei filari, mantiene il contenuto di azoto nel terreno, elemento fondamentale per la fine mineralità che contraddistingue i vini.

Il “tappeto verde” che ne deriva ha un effetto positivo sul bilancio idrico del vigneto e costituisce un ulteriore habitat per insetti e piccoli animali. Infine, la presenza di una stazione meteorologica propria con sonde nel terreno consente di utilizzare sistemi di irrigazione a goccia a risparmio idrico che irrigano in modo mirato e solo quando la vite ne ha realmente bisogno.
In occasione dell’inaugurazione ufficiale lo Chef Othmar Raich del ristorante Miil di Cermes ha ideato una proposta gastronomica in abbinamento con i due vini Moncalisse: Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017 e Millesimato Extra Brut Riserva 2019.