Sul Lungomare Caracciolo, quando il mare si appiattisce come un velluto blu e il Grand Hotel Excelsior si veste di luce, c’è un momento in cui Napoli sembra trattenere il respiro. Accade ogni volta che torna Anteprima VitignoItalia, che da vent’anni chiama a raccolta produttori, enologi, curiosi e innamorati del vino. Lunedì 24 novembre, l’appuntamento inaugura idealmente la strada verso VitignoItalia 2026, e lo fa con l’entusiasmo delle grandi occasioni: 500 etichette, 100 aziende, un’Italia intera racchiusa tra i tavoli di una sala affacciata sul Golfo.
La giornata scorre in due atti, come una degustazione ben orchestrata. Il primo, dalle 14.30 alle 17.00, è dedicato agli addetti ai lavori: sommelier che annusano, comprano e interrogano; giornalisti che vanno a caccia della storia giusta; buyer che studiano le etichette come mappe del tesoro. Poi, dalle 17.30 alle 21.00, arriva il pubblico degli appassionati — quelli che entrano con la curiosità negli occhi e la lista dei desideri in tasca.
Racconti di vino
Quest’anno, però, il cuore più simbolico dell’evento batte qualche metro più in là, nelle sale del Grand Hotel Santa Lucia. Lì si celebra la degustazione del ventennale: un’orizzontale del 2005 che sembra un viaggio nel tempo più che un semplice assaggio. È un percorso che parte dal Taburno con la Falanghina “Facetus”, scivola giù fino al Cilento per incontrare il “Pietraincatenata” di Maffini, risale lungo la costiera con il “Fiorduva” di Marisa Cuomo — un vino che sa di scogliera e di vento — e poi si addentra nell’intensità del Taurasi, tra la Riserva di Quintodecimo e il “Pago dei Fusi” di Terredora. Si chiude sulle pendici del Vesuvio con il Lacryma Christi di Villa Dora e nel casertano con il “Vigna Camarato” di Villa Matilde, un rosso che porta sulle spalle la dignità dei vini che invecchiano bene perché non hanno paura del tempo.
A raccontare questa storia liquida ci sono tre voci che conoscono il vino come fosse un vecchio amico: Luciano Pignataro, Tommaso Luongo e Luciano D’Aponte. Sono loro a cucire insieme vent’anni di evoluzione campana, un’annata 2005 che — sorprendentemente — ha ancora qualcosa da dire.
Il direttore di VitignoItalia, Maurizio Teti, ci tiene a sottolineare che non è solo una festa del vino, ma un’istantanea del Paese: “Ogni anno mettiamo insieme storici protagonisti e nuove realtà d’eccellenza. È un lavoro di squadra che deve molto alla Regione Campania e alla collaborazione con ICE, che ci permette di guardare sempre un po’ più lontano”.
Lontano, infatti, arrivano. Anche quest’anno, una delegazione di giornalisti internazionali — Francia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Germania — raggiunge Napoli per immergersi nel racconto del vino italiano. E non sarà un viaggio da cartolina: il giorno dopo li aspetta un educational tour nei Campi Flegrei, territorio ribollente di storia e di vigne che sopravvivono a un vulcano dormiente. Un luogo dove il vino non si produce: si racconta.
Tra calici e gusto
Intanto, all’Excelsior, i banchi d’assaggio diventano la geografia commestibile di un’Italia in fermento. Bollicine che non hanno nulla da invidiare allo Champagne, bianchi del Nord che profumano di alpe, rossi centrali che tirano fuori la loro spina dorsale tannica, Sud che vibra di identità. E naturalmente la Campania, che gioca in casa e lo fa senza falsa modestia.
Tra un calice e un boccone, si capisce perché Anteprima VitignoItalia continui a essere uno degli appuntamenti più amati del settore: qui il vino non è solo prodotto, è relazione. È un incontro, uno scambio, un modo per capire cosa bolle davvero nelle cantine italiani. E alla fine, quando il sole lascia spazio alle luci della sera e i bicchieri iniziano a svuotarsi, resta una sensazione precisa: quella di aver attraversato un pezzo d’Italia senza mai muoversi dal lungomare. E di aver brindato non solo al vino, ma alle storie che racchiude.