Giunto alla sua quattordicesima edizione, il festival della Cazoeula della Brianza non è solo una rassegna culinaria, ma un vero e proprio “campionato” dove gli chef si contendono l’ambìto trofeo della Cazoeula d’Oro.
L’idea del Festival è nata nel 2013 a Cantù, grazie alla passione di un gruppo di ristoratori decisi a proteggere l’identità del piatto dalle derive troppo moderne. Da allora, l’evento è cresciuto, diventando una competizione molto partecipata che mette a confronto la “scuola canturina” con le varianti lecchesi e brianzole.
La cazoeula o cazzoeula, com’è d’uso chiamarla a Cantù ed in buona parte della Brianza o casoeula o cassoeula, com’è invece d’uso nel milanese, è il più tipico dei piatti brianzoli, oggi diffuso, in diverse varianti, in buona parte della Lombardia.
Per definire l’originario disciplinare del festival, l’allora sindaco Claudio Bizzozero inviò, a tutte le canturine over 80, una lettera in cui chiese loro di spedire in Comune le loro personali ricette di preparazione del piatto: risposero all’appello in centinaia e dall’insieme delle risposte venne ricavato il disciplinare originario del festival, rimasto in vigore fino al luglio 2024, quando venne sostituito dal nuovo disciplinare, comprensivo delle diverse varianti di ricetta, previste nelle diverse zone di diffusione del piatto.

Il festival è iniziato ufficialmente il 17 gennaio scorso, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e delle campagne; una data questa, che segnava il termine della, dove nulla andava sprecato e dove le parti meno nobili, cioè cotenne, piedini, orecchie e codini, venivano cucinate insieme alle verze, l’unico ortaggio disponibile negli orti ghiacciati del periodo invernale.
Il festival si propone di preservare e valorizzare la tradizione di questo succulento e gustosissimo piatto a base di verze, costine e cotenne, un piatto che per i brianzoli è qualcosa di più di una semplice pietanza, rappresentando un vero e proprio fondamento di riconoscimento identitario locale, perché, non a caso, la cazoeula non si mangia da soli ma in compagnia, innaffiata da una buona barbera o una buona bonarda, rigorosamente dell’Oltrepo Pavese.
La Cazoeula d’Oro verrà attribuita a quella ritenuta migliore, sulla base dell’insindacabile giudizio della giuria popolare, di quella tecnica, composta da chef dell’Associazione Cuochi della Provincia di Como, Lecco e Monza Brianza, da giornalisti di settore e del Conclave della Cazoeula composto da tutti i ristoratori partecipanti al festival.
Partecipare è semplicissimo: basta recarsi a pranzo o a cena nei ristoranti aderenti, distribuiti tra Cantù, Albavilla, Erba, Mariano Comense e molti altri comuni brianzoli (https://www.festivaldelacazoeula.it/), dove ogni locale propone la propria versione; per il piatto di cazoeula con polenta ed un buon bicchiere di vino rosso il prezzo è solitamente fisso, e votare per lla Cazoeula che ci è piaciuta di più.