La coesione come forza che unisce tradizione, impresa e territorio: è questo il filo conduttore di L’Oro di Bacco, il futuro del vino tra tradizione, sostenibilità e mercati globali, un appuntamento del ciclo Qn Distretti – Le Sfide dei Territori e dei Distretti Italiani, svoltosi recentemente a Ravenna, nella storica cornice dei Chiostri Danteschi.
Promosso da QN Quotidiano Nazionale e cofinanziato dall’Unione Europea, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, La Cassa di Ravenna e Ipsos Doxa, l’evento ha voluto raccontare il distretto vitivinicolo romagnolo come modello di coesione produttiva e sociale, dove radici e innovazione dialogano per costruire il futuro del Made in Italy.
“Il vino è linguaggio del territorio e simbolo di coesione. Raccontare chi lo produce significa raccontare l’Italia che sa unire impresa, cultura e comunità. È questa la missione di QN Distretti, e Ravenna rappresenta un esempio perfetto di come il territorio possa diventare motore di futuro.” Ha affermato Agnese Pini, Direttrice di QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Luce!.
Prima dell’inizio del convegno, è stato possibile visitare l’Archivio Storico Multimediale, la Biblioteca Dantesca, con la sua raccolta unica al mondo di oltre 40.000 volumi, codici, incunaboli, edizioni a stampa delle opere di Dante e su Dante , la sezione dell’IX edizione della Biennale Internazionale di Mosaico Contemporaneo con la mostra collettiva dal titolo “Opere dal Mondo” e la personale dedicata alle opere di Mieke Ceusters e il Museo Dante presso gli Antichi Chiostri Francescani.
Nel corso della mattinata, spazio anche ai dati e alle visioni: Nicola Neri, CEO Ipsos Doxa, ha presentato una ricerca esclusiva dedicata a come i mutamenti economici e sociali influenzano la coesione dei distretti produttivi e la percezione della sostenibilità tra i consumatori.
C’è stato poi un momento dedicato alle imprese che fanno rete e coesione, con Scipione Giuliani, Vice Presidente Consorzio Vini di Romagna; Paola Gorgatti, Delegata Emilia-Romagna Associazione Nazionale Le Donne del Vino e Giacomo Savorini, Direttore Consorzio Tutela Lambrusco e Direttore Consorzio Emilia-Romagna e Francesca Vecchiato, Head of Sales Strategic Nord Est di TIM Enterprise; Andrea Degidi, Responsabile Redazione Ravenna de il Resto del Carlino, ha moderato il dibattito.
Alessandro Barattoni, Sindaco Comune di Ravenna
“Il comparto del è fondamentale per la Romagna e, in particolare, per Ravenna, che è il comune d’Italia con la maggior superficie agricola utile: basti dire che proprio la nostra provincia risulta essere la più coltivata a viti dell’Emilia-Romagna – con un’area cosiddetta ‘vitata’ che costituisce il 31% del totale regionale. Questa provincia gioca un ruolo fondamentale nella produzione di vini di qualità (come il Sangiovese e il Trebbiano Romagnolo) che rappresenta circa il 70% della superficie vitata provinciale e il 29% di quella regionale, e vanta la DOCG Albana di Romagna, il primo vino bianco italiano a ottenere questo riconoscimento. Per i ravennati, quindi, il vino è spesso stato una fonte di lavoro e di reddito importante, ma anche un’occasione di socialità e di compagnia: dai ristoranti agli agriturismi, passando per le osterie, i circoli e i capanni da pesca, il vino rappresenta uno dei piaceri che accompagnano la convivialità romagnola. Il vino, le vigne e i campi sono perciò profondamente legati alla storia e alle tradizioni di un territorio e della sua gente. A tal proposito, non è un caso che, secondo un antico detto romagnolo, per capire quando dall’Emilia si arriva in Romagna occorre chiedere da bere: fino a che viene servita acqua, significa che si è in Emilia, mentre quando iniziano a servire vino vuol dire che si è arrivati in Romagna. Oggi, quindi, è fondamentale lavorare in una logica di sistema e di distretto per favorire l’integrazione economica e sociale, culturale e turistica, nel rispetto della conservazione e riproduzione degli equilibri naturali”.
Alessio Mammi, Assessore all’Agricoltura e Agroalimentare Regione Emilia-Romagna
“L’Emilia-Romagna è la Food Valley d’Italia con le sue 44 Dop e Igp del cibo e del vino; la Dop Economy dell’Emilia-Romagna vale 3,9 miliardi. Tutta la produzione agroalimentare vale 37 miliardi di euro, di cui più di 10 miliardi esportati in tutto il mondo. E’ innegabile: cibo e vino sono un connubio distintivo del nostro territorio, che tratteggia la nostra identità e garantisce occupazione, competitività delle imprese e benessere sociale. Esiste un mix tra i grandi numeri del vino prodotti dalle imprese cooperative dell’Emilia-Romagna, conosciuti e venduti in tutto il mondo con volumi importantissimi, e la crescita sempre più interessante di cantine che hanno puntato sulla nicchia, la voglia di sperimentare, e si stanno affermando con forza sul mercato. Il nostro compito come istituzione è contemperare questi aspetti e tenerli insieme, perché entrambi fondamentali. Il vino in questa fase storica è sotto attacco: dobbiamo studiare con produttori, cantine e consorzi nuove strategie di promozione in tutto il mondo, e far sentire la nostra voce in Europa, per un mercato giusto, attento alla reciprocità sull’export e capace di rispondere anche sul piano della difesa fitosanitaria, senza la quale metteremmo a serio rischio le produzioni.”
Franco Donati, Presidente Cevico
“Ci auguriamo che le difficoltà del comparto vitivinicolo vengano sostenute con misure di rilancio: condividiamo la posizione dell’UIV che si oppone all’uso dei fondi UE per estirpi di vigneti e distillazioni, come misura prevista dall’Europarlamento Nel documento che traccerà entro il 2026 le nuove politiche del comparto vitivinicolo. Qui compare infatti la possibilità di finanziare l’estirpo dei vigneti e la distillazione del vino. Una scelta che contraddice lo spirito delle misure OCM, nate per sostenere la crescita e gli investimenti dei viticoltori, non per ridurre la produzione. Estirpi e distillazione sarebbero una misura drasticamente grave per il mondo del vino italiano: agricoltura, economia, tessuto storicamente appartenente alla viticoltura e paesaggio verrebbero fortemente danneggiati. Ci si augura per l’Italia che si scelga invece di salvaguardare l’approccio rivolto al mercato che ha caratterizzato la crescita del comparto negli ultimi anni.”
Scipione Giuliani, Vicepresidente Consorzio Vini di Romagna
“Il mondo del vino sta vivendo un momento di difficoltà a livello globale. Coglierlo come un’opportunità è la sfida del nostro territorio e del nostro Consorzio. C’è tanto da fare, soprattutto per avvicinare le nuove generazioni al vino, per tornare ad incuriosire con semplicità e autenticità. Ci stiamo impegnando, ognuno per la propria parte, a rispondere a esigenze di mercato mutate, nella fatica diffusa a reggere i ritmi e i costi della vita attuale molti rischiano di decidere di rinunciare al vino, che certo non gode dell’attacco che la sanità europea da anni gli sta portando, collegandolo unicamente alla presenza dell’alcol tra i suoi innumerevoli componenti. Non immaginiamo un mondo senza il vino, la tradizione ce lo ha condotto come compagno dei più bei momenti della vita di tutti, capace di far incontrare le persone per ascoltarsi e confrontarsi, compagno dei ricordi più belli e della celebrazione dei momenti più importanti della vita, dell’impresa, dello sport. Il Consorzio opera per mantenere al vino la sua iconica presenza vicina all’uomo nello scorrere del tempo, per elevarne il percepito al suo reale valore, per raggiungere il corretto posizionamento valoriale dei vini a denominazione d’origine quali garanti della produzione di un territorio e dell’autenticità che tutti ricerchiamo nel calice. Il concorso al valore percepito del Made in Italy che i vini a DO/IG italiani rappresentano è determinante, non foss’altro per la presenza della bottiglia per ore sulle tavole dove si sorride, si discute, si contratta, si gioisce, si celebra. In un mondo segnato dalle differenze, dove gran parte degli attori sulle differenze conducono la loro partita, i consorzi di tutela fanno degli elementi unitivi che permettono d’individuare e distinguere territori e produzioni ampie la propria missione e la propria forza aggregatrice. Non è appiattimento nel noioso replicarsi d’elementi privi di personalità, ma presentazione della rosa d’offerta e peculiare valore di tanti primattori, con vini che sotto lo stesso nome di tipologia certificata celano un mondo di emozioni rare ed uniche. Proseguire insieme per ottime ragioni di comunicazione regionale e tipologica, non è morire nell’anonimato ma aiutarsi ad emergere nella propria originalità aziendale. Sempre più dovremo affiancare il nostro peculiare racconto del vino a percorsi culturali che mostrino come siamo intrisi della storia e orgogliosi della regione di cui facciamo parte, rendendo in tal modo memorabile la visita in Romagna e facilitando il legame tra l’esperienza del vino e la bellezza dell’accoglienza e dell’arte incontrate visitando i nostri territori. Anche il turismo a tutti i livelli deve rendersi conto in modo definitivo del plusvalore del coinvolgere il vino regionale a indicazione geografica, facendosi carico di arricchire l’offerta con percorsi e accordi forti che responsabilizzino tutti gli operatori regionali del settore.”

Paola Gorgatti, Delegata Emilia-Romagna Associazione Nazionale Le Donne del Vino
“L’associazione nazionale Le Donne del Vino è nata con lo scopo di promuovere la cultura del vino. La storia millenaria italiana è presentata all’unisono da donne che credono nell’importanza del prodotto finito e nella territorialità. Il vino non è a sé stante, ma una componente di quello che offre un territorio che va presentato nella sua globalità. Fondamentale è la sinergia tra le istituzioni, le associazioni, i consorzi e tutti coloro che credono nella propria terra.”
Carolina Lonetti, Direttore Export Credit e Finanza Agevolata SIMEST
“Il vino italiano è l’essenza del saper fare italiano: unisce tradizione, qualità riconosciuta nel mondo e capacità di innovare. SIMEST accompagna le imprese del settore nel loro percorso di crescita, sostenendo gli investimenti in Italia e all’estero con strumenti di finanza agevolata, supporto al credito all’esportazione e partecipazioni nel capitale. In tale contesto, il sostegno alle imprese integrate in filiere produttive costituisce una priorità strategica per rafforzare la competitività del vino italiano nel mondo, valorizzando e sostenendo non solo le grandi etichette, ma anche le micro e piccole realtà cooperative e artigiane, autentici custodi dell’identità, della tradizione e della capacità dei territori di sapersi reinventare per rispondere alle sfide del mercato. Grazie a strumenti finanziari variegati e integrati, SIMEST è da sempre un partner affidabile ed istituzionale per le imprese, a loro fianco per lo sviluppo di un sistema produttivo più solido e resiliente, capace di radicarsi sul territorio e al contempo di competere sui mercati globali promuovendo le eccellenze vitivinicole italiane come ambasciatrici del Made in Italy nel mondo.”
Cristina Mascanzoni Kaiser, Fondatrice WineHo
“Il vino non è solo prodotto: è cultura, identità e competenza. Parlare di filiere significa riconoscere il valore delle persone e della formazione come leve strategiche. Oggi investire nei talenti – negli ITS e nelle accademie food & wine – è essenziale per trasformare il vino in un patrimonio produttivo capace di generare valore per i territori. Come insegna il modello Altagamma, quando cultura e impresa dialogano, il Made in Italy diventa un racconto che il mondo vuole ascoltare, specialmente il “nuovo” mondo rappresentato dalle BRICS countries.”
Nicola Neri, CEO Ipsos Doxa
“In un’era caratterizzata da discontinuità incessanti, l’industria vitivinicola, come molti distretti italiani, affronta sfide e opportunità profonde. Mentre la nostra società sembra in una continua transizione tra il vecchio e il nuovo, la costruzione del futuro delle aziende e dei mercati passa inevitabilmente dalla comprensione delle persone, dei consumatori, degli shopper (fisici e digitali). Ad esempio, tra i cittadini emerge non solo un crescente interesse per la salute fisica e mentale, ma soprattutto il desiderio di vivere meglio e più a lungo grazie alla proficua interazione tra alimentazione e tecnologia. E’ importante capire cosa cercano le persone, come cambiano le aspettative, e come i prodotti, le marche, i servizi possano essere progettati e costruiti per dare le giuste risposte. Le aziende che si cimentano in questo “sforzo di comprensione” si avvantaggiano nel presente e sono destinate a raggiungere risultati migliori nel futuro.”

Giacomo Savorini, Direttore Consorzio Tutela Lambrusco e Direttore Consorzio Emilia-Romagna
“Quando parliamo di promozione e tutela delle nostre eccellenze, dobbiamo ricordare che la forza del sistema Italia risiede nella sua capacità di valorizzare l’intera filiera, a tutti i livelli di posizionamento. Ogni prodotto, dal più iconico al più quotidiano, contribuisce in modo diverso ma complementare alla percezione complessiva del Made in Italy. Emerge dunque con forza la necessità di costruire reti coese e strategie condivise.”
Francesca Vecchiato, Head of Sales Strategic Nord Est di TIM Enterprise

“TIM Enterprise mette a disposizione delle aziende un ecosistema digitale che garantisce sicurezza, sovranità e affidabilità dei dati. Il nostro obiettivo, grazie alle tecnologie di cui disponiamo, è sostenere le imprese del settore vinicolo di fronte alle sfide poste dal cambiamento climatico, dalla digitalizzazione e dai nuovi modelli di consumo, rendendo più efficienti i processi, migliorando la sostenibilità e rafforzando l’identità dei brand”.